Trentatreesima puntata - “La Divina Comedia”, reinterpretata a cura di Luigi Dossena

Nelle scorse settimane abbiamo iniziato a pubblicare, così come lo stesso autore dichiara, la novità della realizzazione “La Divina Comedia”, reinterpretata a cura di Luigi Dossena. Oggi affronteremo la trentatreesima parte. La Direzione e la Redazione declinano ogni responsabilità per quanto dichiara e per il contenuto trasmesso dall’autore Luigi Dossena. 

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L’addio a D’Alema, il ritorno da Berlusconi (per sempre)

Umberto Bossi, dal paradiso (della politica) in canottiera, ci legge… credo compiaciuto! Silvio, a dispetto di sua zia suora, nell’inferno non Dantesco ma “Dossenesco”, nudo e in catene scalpita fra i suoi simili, i diavoloni (naturalmente della politica). Orbene, il cambio di campo avviene in una soffocante notte del 23 luglio 1999. Con una fiumana di leghisti eravamo innanzi alla Prefettura di Milano per una delle solite intemerate contro i poteri forti che Roma padrona perpetrava contro i padani, anche se Onorevoli (sic). A margine di quel bailamme, Umberto Bossi giunge da Gemonio, dopo aver rischiato la “pellaccia” con il fido autista Aurelio Locatelli, lanciato a paletta per le strade lombarde. Al termine delle tribulazioni stile “baruffe chiozzotte” ci troviamo con il solito capannello sotto la bianca luna, col servizio d’ordine del Senatùr. C’era anche Guido Passalacqua, il giornalista preferito assieme a Daniele Vimercati, uno scriveva per “Repubblica” di Scalfari, l’altro per il giornale di Montanelli. Ebbene, all’angolo tra Corso Monforte e Via Visconti di Modrone, Umberto Bossi “spiattella” ciò che era successo e quello che succederà. Ipse dixit: “è stato il Ministro dell’Interno Rosa Russo Iervolino a dare l’ordine di reprimere e di conseguenza D’Alema ci ha scaricati su imput dei “popolari”. Massimo D’Alema me lo anticipò qualche giorno fa “Umberto, non posso aiutarti”. Perciò addio all’Ulivo di Prodi e Scalfaro. Sempre il Senatùr: “Per sopravvivere politicamente devi avere una sponda”. Quindi: il ritorno tra le “spire” del “biscione di Arcore”, il Polo della Libertà guidato da Silvio Berlusconi

Il riavvicinamento, ufficialmente, ma sotto traccia, iniziò con una due giorni presso Acqui Terme, precisamente il 3-4 settembre 1999. Il luogo scelto era il Grand Hotel Liberty, un tempo splendido splendente. Ebbene, il tema trattato era la “Devolution”, ma gli ambasciatori del buon Silvietto in modo discreto ammiccavano, trattando la “quistione” Padana sui modelli “Scottish Office”, interlocutore nel Regno Unito degli scozzesi di Scozia che stavano preparando il riconoscimento del Parlamento Scozzese. Umberto Bossi sa benissimo e lo dice: “La sinistra mi ha posto il veto, senza Berlusconi la Lega sparisce, mi occorre una sponda”. 

Fu così che a casa di Umberto a Gemonio, verso fine novembre 1999, davanti al caminetto giunse Giuliano Urbani, ambasciatore di Berlusconi, e colà venne trovato l’accordo intorno a 4 punti. E fu così che in un albergo di Bergamo ci fu l’incontro fra Umberto Bossi, con accanto Roberto Maroni, e Silvio Berlusconi, affiancato dall’on. Giuliano Urbani. Al termine, lasciandosi si diedero l’appuntamento definitivo, o quasi. Un secondo incontro avvenne sul finire del 1999 al terminal dei voli privati di Linate, con l’aggiunta di Giulio Tremonti. Dopo il Capodanno del 1999, Umberto Bossi annuncia a Radio Padania il probabile accordo con Silvio Berlusconi. Nella prossima puntata vi aggiorneremo sui quei lontani accadimenti.