Diciottesima puntata - “La Divina Comedia”, reinterpretata a cura di Luigi Dossena

Nelle scorse settimane abbiamo iniziato a pubblicare, così come lo stesso autore dichiara, la novità della realizzazione “La Divina Comedia”, reinterpretata a cura di Luigi Dossena. Oggi affronteremo la diciottesima parte. La Direzione e la Redazione declinano ogni responsabilità per quanto dichiara e per il contenuto trasmesso dall’autore Luigi Dossena. 

-- 

11 luglio 1993

Umberto Bossi e oramai la sua “potentissima Lega”, come la chiamava lui, forte di mirabolanti numeri che uscivano dalle “democratiche” urne, al 6° Raduno di Pontida annuncia per la prima volta la parola proibita “secessione”. Confidenzialmente, così chiosò: “Amico Scalfaro (che allora era Presidente della Repubblica) direttore d’orchestra, noi non vogliamo la secessione, ma se il Sud…”

 

21 agosto 1993

Dal castello di Ponte di Legno, Umberto Bossi manaccia la “rivolta fiscale”: “No, la Padania non pagherà più le tasse a ‘Roma Ladrona’. Verseremo il danaro su un conto corrente bloccato e gestito da un’authority” gestita da Marco Formentini (Sindaco di Milano), che però glissa.

 

26 settembre 1993

Quel giorno di tregenda si doveva tenere la settima Pontida, ma dal cielo scese un diluvio ed allora si scelse di usufruire presso il vicino borgo di Curno, ove abitava il magistrato Di Pietro, di una grande area al coperto. Era il periodo chiamato “Tangentopoli” e anche la Lega Nord ne fu marginalmente investita. Colà Umberto Bossi, che il 23 settembre 1993, cioè 3 giorni prima, in Parlamento passeggiando nel “Transatlantico”, a margine di uno dei tanti chiacchiericci sibilò al “refolo” d’una possibile bufera giudiziaria che avrebbe investito la sua Lega. “Se c’è qualche magistrato che ci vuole coinvolgere nei miasmi della morente 1^ Repubblica, si sappia che da noi una pallottola costa 300 lire”. Apriti Cielo! L’ex ministro Margherita Boniver, potentissimo braccio politico di Bettino Craxi, batté un comunicato stampa ove sosteneva che la Lega Nord si stava “armando”.

Umberto Bossi, il “gandhiano” Umberto Bossi, dal palco di quel mega capannone di Curno, gigioneggiando e caracollando innanzi al microfono rivolgendosi alla “salottiera ex ministra” dalla erre moscia che tanto piaceva ai salotti milanesi e ai caminetti romani, popolati da “grembiulini, perdigiorno e lobbysti mal col sense of humor e col sense de l’argent”, disse: “Cara Boniver, cara Bona. La Lega, cara bonazza nostra, la Lega non ha bisogno di armarsi, noi siamo sempre armati. A bbona! Di manico, noi di manico siamo armati!”. E con una gestualità immaginifica roteando il braccio al cielo terminò col celebre e un po’ scollacciato gesto dell’ombrello! Pura poesia (politicamente parlando).